25 marzo, Dante e la Santissima Annunziata

di fra Francesco Conte

In questo 25 marzo 2021 ritornano una serie di ricorrenze tutte degne di nota. In primis, bisogna ricordare che in questo giorno, ogni anno, la Chiesa celebra la Solennità dell’Annunciazione del Signore, la festa di quel fiat della Vergine Maria, che ha permesso l’Incarnazione di Gesù Cristo: grazie a quel «sì» inizia a realizzarsi per tutti gli uomini il piano della salvezza nel Verbo di Dio fatto uomo e, inoltre, a ciascuno di noi è data la possibilità di imparare quella piena disponibilità al disegno di Dio sulla nostra vita e sul mondo intero, proprio sull’esempio di Maria Santissima.

Culturalmente, in questo 25 marzo ricorre anche un’altra ricorrenza particolare; quest’anno siamo nel settimo centenario dalla morte del sommo poeta Dante Alighieri (1321-2021), famoso, tra le tante opere, soprattutto per la Divina Commedia, in cui lo stesso autore, fingendosi personaggio, viene guidato – come è noto – in un viaggio particolare, attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso. Dante, fiorentino purosangue (benché esule dal 1302, fino alla morte a Ravenna), sceglie di porre l’inizio del suo viaggio ultraterreno, proprio nel giorno del 25 marzo. Una data casuale? Una scelta fortuita, priva di un perché? Forse una data benaugurante? Bisognerebbe chiedere a lui la risposta… tuttavia, qualche ipotesi, anche giocando un po’, la si può fare e forse qualcuna non sarebbe proprio senza fondamento.
Si è detto infatti che Dante è di Firenze, città che tiene come sua speciale patrona la Vergine Maria, con il titolo particolare della Santissima Annunziata, festeggiata proprio il 25 marzo, sia religiosamente sia civilmente, anche oggi; a lei è dedicata una delle maggiori basiliche della città, fatta costruire nella prima metà del Duecento, dai Servi di Maria: è possibile quindi che lo stesso Dante, nato nel 1265, avesse visitato e frequentato quella chiesa così importante per la città. Ma non tutti sanno che per Firenze il 25 marzo era anche un giorno molto particolare, perché nello stesso giorno in cui la Chiesa aveva fissato la solennità dell’Annunciazione e nei giorni in cui ritornava l’inizio della primavera, Firenze aveva posto il cosiddetto «capodanno fiorentino»: in quella data veniva posto il primo giorno dell’anno civile e fu così anche dopo la riforma del calendario gregoriano, almeno fino al 1782, quando il granduca Francesco III di Lorena impose la data del 1 gennaio. Per una città, infatti, che portava nel suo nome l’augurio del «fiorire» («Fiorenza», antico nome di Firenze) e che ha come cattedrale una chiesa dedicata a Santa Maria del Fiore (iniziata nel 1296, quando Dante figura ancora tra gli abitanti della città), era naturale tenersi come inizio dell’anno un giorno che ricordasse insieme la devozione della città a Maria, Santissima Annunziata, e i primi giorni della primavera, in cui la natura ri-fiorisce.

A questo punto uno potrebbe chiedersi: ma cosa c’entra tutto questo discorso sul 25 marzo, su Dante, su Firenze e sul capodanno fiorentino? E soprattutto cosa c’entra tutto questo con la solennità dell’Annunciazione? Forse un legame così stringente e necessario non c’è, anche se – ripeto – giocando un poco con le coincidenze, qualcosa si può dire ancora. Si può supporre con pochi dubbi che lo stesso Dante, la cui Commedia spesso è stata definita un itinerarium mentis in Deum, abbia tenuto in grandissima considerazione e amore la Vergine Maria, venerata a Firenze proprio col titolo della Santissima Annunziata e che quindi nell’accingersi a scrivere la sua opera abbia voluto far coincidere l’inizio del suo viaggio proprio con una data così cara e propizia per la sua città; inoltre, nonostante l’esilio e forse un po’ di risentimento nei confronti di qualche suo concittadino, percepibile nella lettura della Commedia, si deve immaginare che il sommo poeta non potesse certo dimenticare di mettere il suo stesso viaggio sotto la protezione della Santissima Annunziata, alla quale forse si sarà rivolto spesso, quando era ancora a Firenze. Probabilmente, si può trovare una risposta a questa supposizione già nel II Canto dell’Inferno; Dante, ancora preso dalla paura della selva oscura in cui si è smarrito e ancor più bloccato dal dubbio di non essere degno di intraprendere un viaggio tanto arduo, chiede all’antico poeta Virgilio, anima cortese mantoana, appena arrivato ad accompagnarlo, se sia davvero in grado di compiere questo cammino, ma anche chi conceda questa possibilità. Virgilio risponde che, con un accordo d’amore, tre donne del Paradiso, vedendo il poeta in tanto affanno, si sono mosse per prestargli soccorso e lo hanno mandato a lui. La prima è Beatrice, che Dante aveva conosciuto e amato a Firenze ed è lei che poi «fisicamente» si muove a chiamare Virgilio, salendo, la seconda è santa Lucia e infine, ma sempre in prima posizione troviamo proprio la Vergine Maria, così descritta dallo stesso poeta:

«Donna è gentil nel ciel che si compiange

di questo impedimento ov’io ti mando

sì che duro giudicio là su frange» (vv. 94-96).

Il sommo poeta rivela qui tutta la sua devozione per la Vergine, la cui intercessione presso Dio (duro giudicio là su frange) sente molto forte, e così, nello stesso tempo – al modo dei poeti antichi –, si è acquistato tre muse tutelari di tutto rispetto per il suo viaggio ultraterreno.
Fuori da ogni ipotesi o supposizione, potremmo trovare disseminate per tutta la Divina Commedia molte tracce di quanto si è detto fin qui, e cioè del legame forte di Dante Alighieri con la Santissima Annunziata, con la Vergine Maria, il nome del bel fior che sempre invoco (così Dante in Paradiso XXIII, v. 88). In questa solennità ci si può limitare ad uno degli esempi più mirabili, tratto dalla cantica più alta di tutta la Commedia, ovvero il Paradiso; nel Canto XXXIII il poeta fa pronunciare a san Bernardo quella bellissima e famosissima preghiera, entrata anche a buon diritto nel breviario come inno dell’ufficio delle letture della memoria di Santa Maria in sabato e che sembra raccontare nella preziosa parola poetica proprio il mistero dell’Annunciazione:

«Vergine madre, figlia del tuo figlio,

umile e alta più che creatura,

termine fisso d’etterno consiglio,

tu se’ colei che l’umana natura

nobilitasti sì, che ‘l suo fattore

non disdegnò di farsi sua fattura.

Nel ventre tuo si raccese l’amore,

per lo cui caldo ne l’etterna pace

così è germinato questo fiore.

Qui se’ a noi meridïana face

di caritate, e giuso, intra ‘ mortali,

se’ di speranza fontana vivace.

Donna, se’ tanto grande e tanto vali,

che qual vuol grazia e a te non ricorre,

sua disïanza vuol volar sanz’ali.

La tua benignità non pur soccorre

a chi domanda, ma molte fïate

liberamente al dimandar precorre.

In te misericordia, in te pietate,

in te magnificenza, in te s’aduna

quantunque in creatura è di bontate» (vv. 1-21).

Così, in conclusione, è bello poter rendere onore e lode alla Vergine Maria, nel giorno della solennità dell’Annunciazione del Signore, con queste parole che Dante le ha dedicato nella Commedia. Ma, insieme a questo, è ancor più bello pensare che l’onore e la lode, che Dante ha offerto a Maria con la sua poesia, sia da lei restituita con abbondanza al sommo poeta fiorentino, del quale quest’anno ricordiamo – come detto all’inizio – il settimo centenario della sua morte.