Conosciamo i novelli diaconi #1

Fra Alessandro Futia del Nome di Gesù

Abbiamo posto ai nostri tre diaconi tre piccoli grandi domande per cercare di capire meglio (per quanto possibile!) le due grandi grazie che hanno vissuto in questi ultimi giorni: la professione solenne e l'ordinazione diaconale.

Due parole su di te?

Mi chiamo fra Alessandro del Nome di Gesù, ho trentotto anni e sono originario di Siderno, un piccolo comune della costa jonica calabrese. Dopo aver studiato Lingue straniere all’Università della Calabria, ho lavorato per qualche anno in Italia e all’estero. L’anno in Australia mi ha aiutato a scegliermi per Dio. Entrato nel seminario diocesano ho scoperto la vita di Teresa di Gesù e le poesie di Giovanni della Croce. Dopo quattro anni di discernimento sono approdato al Carmelo di Treviso nell’ottobre 2016.

Fra Alessandro firma la sua professione solenne sul Registro delle Professioni durante la S. Messa del 3 settembre.

Nel giro di una settimana due grandissimi eventi: la professione solenne (3 settembre) e l’ordinazione diaconale (10 settembre). Puoi descriverci che cosa hai provato in quei giorni?

Molto difficile tradurre in parole delle esperienze che sono tutte interiori. Ho provato la consolazione di Dio, tanta consolazione! E un amore di predilezione, da parte del Signore, che non si può comprendere né spiegare. Si può accogliere con stupore e si deve certamente condividere con tutti coloro a cui il Signore mi manderà. Certamente mi sento cambiato nella mia relazione con Dio, rafforzato nella fede, nella speranza, nell’amore. Sono molto grato a Lui che mi ha scelto e chiamato.

Che cosa significa per te quest’anno di diaconato? Si tratta solo di un tempo di attesa o qualcosa di più?

Attesa? No. Si vive il presente, sempre. E non si sminuiscono mai i doni di Dio. Il diaconato non è un dono inferiore ad altri. Dentro questo primo grado dell’ordine sacro si trova una grazia di umiltà, disponibilità, gratuità, generosità, fedeltà alla chiamata di Dio qui ed oggi. Sono molto, molto felice di essere diacono. Spero di continuare ad esserlo per sempre. Al servizio di “Sua Maestà” (Dio), come lo chiamava Teresa di Gesù.